LE ROYALTIES DELLE ACQUE MINERALI LUCANE DEVONO RIMANERE SUL TERRITORIO

15, Agosto 2008

Prima di parlare dell’acqua del Vulture (in particolare della loro gestione) è necessario fare un viaggio in America latina a “Cerro Rico di Potosí” in Bolivia, area ricchissima di argento e rame, per poi fare un parallelo con le nostre risorse e sulle ricadute sul territorio.
Nell’America del Sud lo sfruttamento minerario occupa un posto importante nell’economia.  Qui, però, le multinazionali straniere hanno praticamente la gestione delle attività estrattive, quindi, in pratica mai la ricchezza del sottosuolo si traduce in vantaggio per le popolazioni di queste terre.
Ai tempi del colonialismo spagnolo Potosì era una delle città più ricche dell’America latina e la popolazione era pari a quella di Parigi e Londra. I boliviani indigeni dicono che «con tutto l’argento estratto dalla montagna, invece di adornare i palazzi europei, si sarebbe potuto costruire un ponte dalla Bolivia fino alla Spagna» e sono ben consapevoli dello sfruttamento che hanno sofferto i propri antenati nelle miniere. È certo che vi siano stati più di 8 milioni di indigeni morti a causa del duro lavoro nella montagna di Potosì (tantissimi bambini, che ancora adesso continuano a lavorare) che esportava tutte le proprie ricchezze in Europa. Attualmente le riserve di argento della montagna sono esigue e la Bolivia, paese ricco in risorse naturali è, secondo gli indici di sviluppo dell’ONU, uno dei più poveri del Sudamerica.


Anche qui da noi da qualche anno è sbarcata una grande multinazionale, nei territori dell’antica montagna, fitta di boschi, cuore di un bacino idrico ricchissimo di acque minerali.  Periodicamente alcune campagne pubblicitarie, presentano un “paese del Vulture” (che non è Rionero) quasi come il luogo in cui si custodisce il segreto della fonte dell’eterna giovinezza. È aumentata la produzione (e su questo nulla da dire se si pensa all’occupazione) ma, chissà se qualcuno si è chiesto per quanto tempo le falde minerali siano in grado di sopportare un prelievo di acque intensivo, specie in considerazione dei tempi di mineralizzazione delle stesse.  Bisogna dire che Sardegna, Sicilia, Campania, Calabria, Basilicata e Puglia, da sempre alle prese con la siccità, sono tra le Regioni che rilasciano più concessioni per lo sfruttamento di acque minerali e che (non sembra incredibile?) guadagnano pochissimo dalle royalties (grazie ad una sentenza della Corte costituzionale del marzo 2001 si possono chiedere royalties sui litri imbottigliati). È necessario ricordare altresì che le Regioni si sobbarcano tutte le spese di controllo e di smaltimento dei rifiuti. Ed è a questo punto che bisogna chiedersi: per quale motivo non si verifica la quantità d’acqua estratta?, passaggio indispensabile per trasformare le concessioni in un meccanismo simile alle royalties petrolifere (già realizzato, grazie alla sentenza di cui prima, dalla Regione Umbria). E perché le royalties del petrolio rimangono sul territorio e per l’acqua invece questo non accade? (Che il nostro fosse un Paese poco democratico, molto feudale e folle, lo si sapeva!). Insomma, quali le ricadute sul territorio?: nessuna!, si sottolinea: nessuna! Quanti interventi di riqualificazione cittadina potrebbero essere realizzati con i possibili proventi di questo che è un vero e proprio sfruttamento?: solo l’imbarazzo della scelta! E per quale ragione (penso alla mia città, Rionero) il sindaco non chiede nel frattempo che le royalties arrivino (perché devono arrivare come per il petrolio cambiando la ridicola legge regionale) il conto alla Regione visto che quest’ultima incassa (non moltissimo, è vero) e non finanzia alcun intervento? (non lo ha mai fatto!). La politica non può essere intesa solo come risoluzione di problematiche individuali: un minimo, solo un minimo, di considerazione del senso del bene comune dovrà pur esistere! A Gualdo Tadino (Umbria) ci si rende conto della enorme ricchezza che hanno, tant’è che esiste il comitato cittadino «Acqua nostra» che tenta di opporsi (con il supporto del Comune) a permessi regionali rivolti alla effettuazione di ricerche di nuove fonti di approvvigionamento idrico: qui da noi invece?
Non c’è bisogno, probabilmente, di tante parole per per fare un parallelo tra “Cerro Rico di Potosí” e noi: a parte i diritti dei lavoratori vi è differenza, forse, soltanto di emisfero.

GIUSEPPE MOLLICA

Commenti

Cosa ne pensi?





Si precisa che l'email inserita non sarà visibile agli utenti del sito ma solamente all'aministratore di sistema, che non l'utilizzerà per nessuno scopo pubblicitario.

Le foto di Lucanianews24.it sono prese in gran parte da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, basterà segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.