Aborto spontaneo: sintomi, come riconoscerlo, come prevenirlo

5 mesi ago Serena B. Commenti disabilitati su Aborto spontaneo: sintomi, come riconoscerlo, come prevenirlo

L’aborto spontaneo rappresenta un’interruzione di gravidanza entro i primi 180 giorni di gestazione senza ricorrere ad alcun metodo medico, generalmente esteso al rischio del primo trimestre di attesa. L’aborto spontaneo si dimostra una condizione particolarmente diffusa registrata al 30% dei casi mondiali.

In che cosa consiste l’aborto spontaneo: cause e sintomi

L’aborto spontaneo può essere classificato in completo, nel quale l’embrione viene espulso in maniera spontanea privo di vita; incompleto o ritenuto nel caso in cui non vi sia traccia dell’attività cardiaca del feto all’interno della cavità uterina. Tra le diverse cause dell’aborto spontaneo si trovano le anomalie cromosomiche, le malformazioni congenite, patologie infettive quali rosolia, infezione da citomegalovirus, toxoplasmosi, infezioni vaginali non trattate, incontinenza cervicale, insufficienza del corpo luteo.

I sintomi di un aborto spontaneo possono dimostrarsi del tutto asintomatici diagnosticato soltanto dall’esecuzione di un’ecografia ostetrica, oppure accompagnati da perdite ematiche o contrazioni uterine, dimostrandosi variabili e differenti a seconda dei diversi casi.

Come prevenire un aborto spontaneo e diagnosi

A seconda delle cause legate all’aborto spontaneo si trovano diverse tecniche preventive prescritte dal proprio medico ginecologo curante prima delle quali il riposo assoluto in presenza di minacce abortive, l’eventuale  terapia preventiva a base di progesterone in caso di insufficienza del corpo luteo, la prescrizione di eparina o di acido acetil-salicilico nei casi di patologie autoimmuni oppure in condizioni di eccessiva trombofilia, mentre il cerchiaggio della cervice sarà effettuato in presenza di un’incompetenza cervicale.

Al momento della gestazione si renderà inoltre fondamentale provvedere alle corrette terapie in presenza di patologie come il diabete o disfunzioni tiroidee. La diagnosi di un aborto spontaneo viene stabilita a seguito di una visita ginecologica e di un’ecografia, comprese le eventuali prescrizioni di un test di gravidanza, dosaggio plasmatico della frazione beta dell’ormone della gravidanza HCG.

Trattamenti terapeuti in caso di aborto spontaneo

Al momento della diagnosi di un aborto spontaneo dovranno essere individuati anche i trattamenti correlati a salvaguardia della salute della madre. Le strade da intraprendere in questo caso prevederanno il classico raschiamento mediante isterosuzione, aspirando il materiale abortivo dall’interno della cavità uterina, mentre in altri casi si potrà optare per un’espulsione spontanea dei materiali abortivi tramite somministrazione di specifici medicinali in grado di favorire le contrazioni uterine. Quest’ultima tecnica farmacologica, denominata condotta di attesa, viene utilizzata nella maggior parte in presenza di aborti spontanei incompleti e più raramente nei casi di aborti interni, entro i limiti temporali fissati dalle prime settimane di gravidanza.