Disdette contratti di affitto: come farle

3 mesi ago Redazione online Commenti disabilitati su Disdette contratti di affitto: come farle

Può capitare di dover disfare un contratto di affitto, come un trasferimento, ed è bene sapere che passi seguire, se non si può aspettare la scadenza del precedente.

Cosa deve fare il proprietario in caso di disdetta

Quando si stipula un contratto del genere, il proprietario del locale e chi lo prende in affitto devono stabilire un accordo scritto, rispettando i termini di legge e fissando una durata ed altre eventuali condizioni (ad esempio, se l’inquilino può tenere animali), e in questo contratto devono essere stabilite delle condizioni riguardanti anche la sua disdetta.

Il proprietario, secondo la legge 431/98, se non vuole rinnovare un contratto, deve aspettare la prima data di scadenza e, in seguito, inviare un preavviso di sei mesi all’inquilino, se non vuole rinnovargli il contratto d’affitto, e dovrà restituirgli la caparra. Chi ha preso in affitto l’immobile deve comunque pagare fino all’ultimo mese in cui resta nel locale, e se la sua permanenza dovesse protrarsi più a lungo, non gli verrà restituita la caparra.

La disdetta, tuttavia, può essere comunicati all’interessato con una tempistica inferiore a sei mesi, se l’immobile deve essere destinato ad altri usi, come essere venduto a terze persone (o a familiari del proprietario), o essere usato per qualche altra attività commerciale o necessita di ristrutturazioni.

Cosa deve fare l’inquilino

L’inquilino può richiedere la recessione del contratto in qualunque momento, se quest’ultimo è per locali destinato ad uso abitativo, commerciali o può essere prese in affitto solo per poco tempo. In qualunque caso, anch’esso deve dare un preavviso di sei mesi. Si può, comunque, lasciare un preavviso inferiore a sei mesi, per gravi motivi.

Per recedere il contratto d’affitto, l’inquilino dovrà fare una richiesta scritta, inviandola tramite raccomandata con ricevuto di ritorno. In questa richiesta, si dovranno riportare:

  • i dati anagrafici dell’inquilino;
  • la richiesta di soluzione anticipata, compreso il motivo della richiesta;
  • i tempi in cui potrà lasciare il locale.

Oltre alla richiesta, si dovrà versare una tassa di circa 67 euro, all’Agenzia delle Entrate, e sempre quest’ultima rilascia un modello RLI, da compilare e consegnare alla stessa Agenzia, in caso di risoluzione del contratto, per ragioni fiscali. In generale, questa tassa si dovrebbe versare al locatore, ma dipende comunque dai termine del contratto d’affitto.

Se la risoluzione dell’affitto è consensuale, ovvero vi è un comune accordo da entrambe le parti, all’Agenzia delle Entrare deve essere presentato, per via telematica o cartacea, il modello F24 Elide.