Eni, quotazione di oggi 25 Maggio

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L’Eni, sigla che indica l’Ente Nazionale Idrocarburi, è una multinazionale italiana attiva nel settore energetico, specialmente nel comparto degli idrocarburi: dagli anni ’50, periodo della sua fondazione, si è specializzata in attività di produzione, trasformazione e commercializzazione di gas naturale e petrolio, raggiungendo notevoli risultati, tanto da poter essere considerato al momento il sesto maggior gruppo al mondo nel settore petrolifero. Il suo titolo è quotato sia alla Borsa di Milano, sia al NYSE di New York.

Al di là delle turbolenze che interessano attualmente il prezzo del greggio, Eni può godere di una considerevole solidità finanziaria, basata su alcuni punti di forza oggettivi: è un’impresa impegnata costantemente in nuovi progetti ed investimenti in tutto il mondo, forte della sua presenza in più di 90 paesi; è una società efficiente e produttiva; e infine punta su innovazione e sostenibilità. Le sue strategie finanziarie garantiscono sicurezza agli investitori, che sono quindi certi di impiegare il loro capitale in un’azienda solida e affidabile. Detto questo, prima di puntare sui titoli dell’Eni occorre analizzare da una parte lo scenario economico mondiale attuale, dall’altro l’impatto che questo ha avuto sulle quotazioni del titolo, analizzandone i dati storici degli ultimi mesi.

É ormai risaputo che il valore attuale del greggio è tenuto artificiosamente basso dalle scelte dei maggiori paesi produttori, che non riescono a trovare un accordo sia sul prezzo del petrolio, sia sui livelli di produzione. Il calo della produzione cinese ha limitato gli importi di questo asset, la cui offerta supera al momento la domanda: questo comporta una diminuzione del prezzo al barile, con effetti negativi per tutta l’economia che dipende dalla produzione dell’oro nero (in Venezuela, uno dei principali esportatori di greggio, il calo dei prezzi ha causato una pesante crisi economica).

Anche le quotazioni del titolo Eni hanno subito un calo, che si è delineato in maniera più spiccata a partire dall’estate del 2014. Se in quel periodo le azioni avevano raggiunto un picco di 20 euro, ora si attestano poco sopra i 13, a seguito di un ribasso costante. In virtù di questi sviluppi, Eni ha previsto dividendi pari a 80 centesimi ad azione per il 2016. I potenziali profitti con Eni, o qualsiasi società di produzione del petrolio, derivano ovviamente dal comportamento dei prezzi nel settore, fatto puntualmente annunciato ma la cui effettiva ripresa è difficile da prevedere con esattezza.