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Il Cile mette al bando i sacchetti di plastica

“Chao bolsas plasticas”, ovvero, letteralmente “ciao borse di plastica”. Questo è il significativo nome che il Cile ha scelto per indicare l’operazione di eliminazione delle buste monouso in plastica sul territorio.

In tal senso il paese è stato un vero e proprio precursore in Sud America e ad oggi questo graduale passaggio all’ecologico sta determinando l’impossibilità di usare questi sacchetti come shopper per gli esercizi commerciali e come packaging per le aziende.

Un impegno notevole, riconosciuto anche da Greenpeace, che ha portato il Cile ridurre il consumo di sacchetti di plastica di ben 5 miliardi in soli 24 mesi. Un atteggiamento che può portare importanti benefici al nostro pianeta, se adottato su scala globale. Attualmente, infatti, l’inquinamento da plastica nei nostri mari sta portando a gravi squilibri nell’intero ecosistema, sia nella flora che nella fauna, con ripercussioni inevitabili anche sull’uomo.

Per questo, non solo in Cile si dovrebbero preferire alternative alla plastica per il packaging dei prodotti, optando per materiali che siano biodegradabili (ossia che possano decomporsi naturalmente entro poco tempo) oppure compostabili (atti, cioè, a diventare fertilizzante).

In Italia, per esempio, questo impegno è stato raccolto da aziende come Sacchetti di Tessuto, che sul suo portale ufficiale https://www.sacchettiditessuto.it mette a disposizione creazioni 100% ecologiche e personalizzabili, sfruttando i tessuti bio più richiesti al momento sul mercato.

Le alternative alla plastica nel packaging: il successo del cotone

Uno dei materiali più utilizzati nei packaging moderni è certamente il cotone, che può essere sia grezzo che colorato e dare origine a innumerevoli creazioni, anche molto diverse tra loro.

La lavorazione non è particolarmente complicata e comincia dai semi che, una volta raccolti, sono ripuliti da ogni eventuale residuo di fogliame o polvere grazie a un macchinario dedicato. La fibra che se ne ricava viene più volte arrotolata e successivamente intrecciata per ottenere il filato primario da cui si ricaverà ogni genere di tessuto: dai jeans alle shopper per la spesa, la sua robustezza può essere notevole, specie se viene unito ad altri ottimi materiali quali la juta o il lino.

Il cotone canvas, non mescolato ad altri filati, è una varietà che prevede l’impiego di più fibre ritorte tra loro per conferire compattezza. Non a caso, con questo materiale è possibile realizzare anche pratiche sacche da palestra o da viaggio.

Il cotone infatti, a differenza della plastica è un materiale permeabile all’aria, per cui i sacchetti e le shopper in questo tessuto permettono di conservare al meglio qualsiasi tipologia di merce, garantendone la giusta areazione e la tutela da eventuale umidità.

Cresce la richiesta anche per i sacchetti di juta e lino

Un’alternativa eccellente alla plastica per il packaging è la juta, che viene ricavata dal fusto di una pianta denominata Corchorus. Viene chiamata anche canapa di Calcutta, perché somiglia a questo tessuto e si usa moltissimo per creare cordami resistenti e sacchi destinati ad alimenti quali caffè o zucchero.

Anche in questo caso è possibile creare sacchetti o pochette con cui confezionare numerosi prodotti: dalle bottiglie di vino ai cosmetici, passando per i capi d’abbigliamento. Completamente biodegradabile, la juta può essere intrecciata sia a trama larga che fitta, risultando sempre altrettanto robusta.

Un’altra risorsa importante per puntare su confezioni ecosostenibili con cui limitare il consumo di plastica è il lino. La componente maggiore della sua pianta è la cellulosa (circa il 70%): ne consegue che il lino ha una consistenza più liscia e soffice, a seconda ovviamente anche della sua lavorazione.

Oltre ai classici abiti o biancheria, anche il lino può diventare un sacchetto da preferire ai classici in plastica e, anzi, conferisce un aspetto elegante e raffinato che rende questo tipo di packaging adatto anche al mercato del lusso.