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Salute

Quando si cambia letto non si dorme almeno la prima notte, per colpa di cosa?

Quante volte non dormiamo se cambiamo casa o abbandoniamo il nostro caro letto? Ti giri a destra e a sinistra e senza dormire, il giorno dopo distrutti , si chi frequenta la scuola e chi va al lavoro. Tutti abbiamo constatato che quando cambiamo letto, in vacanza o in altre occasioni, per una notte o due non riusciamo a dormire. Diamo naturalmente la colpa al materasso diverso dal nostro o alle doghe di diversa durezza, insomma, ovviamente, diamo la colpa al letto. Recenti ricerche, però, hanno messo in evidenza una realtà diversa.

Bisogna partire dal presupposto che noi siamo pur sempre animali e nel nostro DNA è rimasto sempre qualche aspetto ancestrale. Il nostro cervello in maniera inconsapevole resta in allerta per preservarci da rischi, soprattutto quando la situazione in cui ci troviamo è inconsueta, comunque diversa da quella abituale in cui il cervello sa di poter stare tranquillo perché non ci sono pericoli.

Quando cambiamo letto o ambiente, il cervello percepisce la situazione nuova e resta in allerta contro eventuali pericoli. Nei giorni successivi, avendo imparato che non ci sono pericoli, il cervello si rilassa e ci consente di dormire. A questa conclusione è giunto il Prof Masako Temaki, presso la Brown University, prestigiosa università americana.

Questo ricercatore ha condotto lo studio su 36 persone scoprendo come anche durante il sonno, all’inizio di una vacanza, uno dei due emisferi cerebrali continuava ad essere attivo, come in molti animali tra cui il delfino.

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Cronaca

Omicidio di Lidia Macchi avvenuto 29 anni fa: chiesta la riesumazione della salma

Forse vicina la soluzione dell’omicidio di Lidia Macchi, studentessa di Varese, avvenne nell’ormai lontano 1987 con 29 coltellate e, secondo la Procura, dopo avere subito violenza sessuale. Poco più di un mese fa il 15 gennaio, è stato arrestato Stafano Binda, al tempo compagno di liceo della povera ragazza, con l’accusa di violenza sessuale e omicidio.Oggi il sostituto Procuratore milanese Carmen Manfredda, ha richiesto la riesumazione della salma della studentessa per andare alla ricerca di impronte e soprattutto tracce di DNA che, all’epoca, non si era in grado di rilevare.

La decisione della riesumazione della salma di Lidia Macchi che, se approvata, avverrà nel piccolo cimitero di Casbeno, nel varesotto, deve essere ancora autorizzata dal GIP ma la famiglia da tempo preme perché ciò avvenga, nella speranza che si giunga, finalmente, alla verità. Intanto proseguono le ricerche dell’arma del delitto, un coltello, nel parco Mantegazza di Varese. Finora sono stati ritrovati 6 coltelli e un falcetto che verranno presto sottoposti a perizia.