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Abolizione CNEL, che cos’è e quali sono le sue funzioni: a cosa è dovuto il dibattito per il referendum?

A qualche settimana dal referendum costituzionale che chiamerà gli italiani alle urne, si continua a parlare dell’abolizione del CNEL. In pochi sanno per cosa andranno a votare, tanto che una grossa fetta di elettori non conosce l’esistenza di questo “oggetto misterioso” che il quesito referendario chiede di abolire con una croce sul Sì. Vediamo cos’è e quali sono le funzioni del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.

Perché il Referendum impone l’abolizione del CNEL? Che cos’è e quali sono le sue funzioni

Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) è una sorta di Parlamento in versione ridotta composto da esponenti sindacali, imprenditoriali e sociali istituito dall’art. 99 della Costituzione. L’Organo assume le funzioni di consulenza su tematiche economiche e sociale, oltreché sottoporre disegni di legge a Governo e Parlamento. In origine, i membri contati all’interno del CNEL erano 121, per poi essere diventati 64 nel 2011. Attualmente il CNEL è composto da soli 24 nomi, a seguito di una dimissione di massa che non ha previsto sostituzioni.

Nel periodo di massima attività, il Consiglio è arrivato a costare 22 milioni l’anno. Ad oggi, le spese dovute per il CNEL si attestano intorno agli 8,7 milioni, compresi i compensi dei 50 dipendenti e della sede, ancora collocata in una palazzina di Villa Borghese e intitolata a David Lubin. A partire dal 2015, i consiglieri hanno perso il diritto all’indennità di 2154 € al mese e dei rimborsi spese. In 59 anni di attività, l’operato del CNEL ha prodotto 14 disegni di legge, 96 pareri, 270 tra rapporti e studi e 350 tra osservazioni e proposte.

A cosa servirebbe il CNEL se non fosse abolito? I motivi del dibattito referendario

Stando a quanto dichiarato dal presidente Delio Napoleone, il CNEL è un organismo datato che ha funzionato in un risposta a un modello sociale ed economico preciso, ormai sorpassato. Il Consiglio, voluto dal Parlamento, ha operato e si è inserito in un periodo storico ed economico nel quale il mercato del lavoro rispondeva per il 50% al settore primario e a quello secondario. Oggi, oltre l’80% del mercato del lavoro è assorbito dal settore terziario, ragion per cui il parlamentino non ha ragion d’esistere con questa struttura priva di rappresentanti.

Nessuna delle proposte del CNEL rivolte al terziario sono state recepite dal Parlamento. Nonostante il ruolo assegnato al Consiglio sia stato svolto pienamente con una legge del 1986, rimane comunque indispensabile una divisione istituzionale che supporti le forze sociali così come richiesto dall’art. 2 della Costituzione Italiana. Con il No, si andrebbe ad abolire il CNEL e ad abbattere i costi della politica del 20%, senza semplificare il processo di produzione delle leggi.