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L’importanza della depurazione delle acque per tutelare la biodiversità locale

Le città contribuiscono in maniera rilevante alla perdita di biodiversità, ossia la riduzione della varietà dei sistemi ecologici e degli organismi viventi di un determinato territorio.

Questo avviene per diversi motivi, tra cui una gestione non ottimale delle acque reflue urbane che peggiora l’impronta ecologica delle città e causa il degrado degli ecosistemi naturali.

Un recente studio realizzato in 22 paesi europei e pubblicato su Nature ha confermato questa delicata relazione. In particolare, la ricerca ha evidenziato che la qualità dei fiumi influisce sulla biodiversità locale, rilevando come la qualità dei corpi idrici europei sia migliorata fino al 2010 favorendo una maggiore diversità biologica, ma dal 2010 al 2020 la situazione è peggiorata in Europa nella maggior parte degli ecosistemi fluviali.

Questa condizione è dovuta a molteplici fattori, tuttavia secondo lo studio sono le attività antropiche i principali responsabili. Per tutelare la biodiversità locale è indispensabile quindi un’adeguata gestione del territorio e un minore sfruttamento delle risorse, partendo da una corretta depurazione delle acque per diminuire gli inquinanti scaricati nei fiumi rimuovendo in maniera efficace anche i contaminanti emergenti.

Le tecnologie più efficienti per il trattamento delle acque reflue

Il primo passo per proteggere la biodiversità locale è il miglioramento degli impianti di depurazione delle acque reflue e l’installazione di nuovi sistemi dove necessario.

Nel nostro Paese esistono ancora molte carenze in questo ambito, infatti secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) solo il 56% delle acque reflue in Italia è trattata in conformità degli standard comunitari rispetto a una media UE del 76%, mentre nazioni come Austria e Germania arrivano al 100%. Per farlo servono risorse e investimenti, in quanto le tecnologie sono già disponibili grazie a realtà come GAZEBO S.p.A.

Da oltre 50 anni, GAZEBO mette a disposizione di enti pubblici, imprese e privati soluzioni innovative e affidabili, occupandosi della progettazione, produzione e installazione di impianti di depurazione delle acque reflue e vasche prefabbricate di ultima generazione che garantiscono alti standard di qualità, sicurezza, resistenza e durata.

Le vasche in cemento armato realizzate in monoblocco sono strutture prefabbricate avanzate, capaci di assicurare l’assenza totale di perdite idrauliche e, di conseguenza, evitare le infiltrazione nei terreni e qualunque tipo di contaminazione.

Sono ideali sia per lo stoccaggio di sostanze liquide e solide come acque chiare e meteoriche, liquami, acque di rifiuto e provenienti da processi industriali, sia per la realizzazione di numerose tipologie di impianti di depurazione delle acque reflue.

Tra questi ci sono le fosse Imhoff, impianti che offrono bassi costi di installazione e di gestione, sono facili da collocare, occupano poco spazio e hanno un ridotto impatto ambientale, in più sono in grado di rimuovere i corpi solidi dalle acque in modo molto efficiente. Una soluzione efficace è rappresentata anche dagli impianti di depurazione a fanghi attivi, sistemi che assicurano standard depurativi elevati e producono fanghi di recupero con un’alta stabilità biologica.

Le soluzioni innovative e sostenibili per la rimozione degli inquinanti emergenti nelle acque reflue

Per tutelare la biodiversità locale è essenziale potenziare la depurazione delle acque reflue, investendo maggiori risorse nel trattamento della risorsa idrica di scarto. Allo stesso tempo, per ridurre l’impatto delle attività umane sulla diversità biologica bisogna anche rimuovere gli inquinanti emergenti nelle acque reflue, mettendo a punto tecnologie più innovative e sostenibili per eliminare le sostanze più difficili da degradare con i sistemi attuali.

I contaminanti emergenti hanno un effetto tossico sugli organismi viventi, inoltre sono scarsamente biodegradabili e tendono ad accumularsi nell’ambiente compromettendo la qualità degli ecosistemi naturali. Per esempio, una ricerca condotta da Alessandra Gatto per il Politecnico di Torino ha evidenziato la possibilità di utilizzare il Clinoptilolite come adsorbente su carbone attivo, per ridurre i costi e aumentare la sostenibilità dei processi di depurazione da questi contaminanti.

Stefano Cairone, invece, ingegnere e dottorando presso l’Università degli Studi di Salerno, suggerisce un procedimento ibrido che combina tre diversi metodi di trattamento a ultrasuoni, adsorbimento e filtrazione su membrana.

La rimozione dei contaminanti emergenti, infatti, richiede l’integrazione di processi di trattamento avanzati negli impianti di depurazione delle acque reflue, per garantire un’eliminazione più efficiente e sostenibile di questi inquinanti pericolosi per la biodiversità e la sicurezza della popolazione.